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28 ottobre Chapter 33:Il Valore del Tempo... Fa così, o mio Lucilio,
rivendica la piena signoria di te stesso, e serba per te il tempo che
fin'ora ti era portato via, o andava perduto. Persuaditi che è
veramente, come io ti scrivo: le nostre ore ci vengono sottratte
qualche volta colla forza e qualche volta coll'astuzia e altra volta
poi ci scorrono via senza che quasi ce ne avvediamo. Ma la perdita di
tempo che più ci fa vergogna è quella che avviene per nostra
negligenza. Se ben rifletti, dobbiamo convenire che la maggior parte
della vita ci sfugge nel fare il male, gran parte nel non fare nulla e
tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo fare. Puoi tu
indicarmi qualcuno che sappia attribuire al tempo tutto il suo valore,
che apprezzi giustamente la sua giornata e capisca che anche lui come
ogni essere umano va morendo giorno per giorno? Questo è un nostro
comune errore, che guardiamo la morte come un avvenimento che sta
avanti a noi nell'avvenire: invece per gran parte essa sta ormai dietro
di noi e tiene in suo potere il passato della nostra vita. Fa dunque,
Lucilio, ciò che tu mi scrivi, e dà un'occupazione a tutte le tue ore.
Tu dipenderai meno dal domani se avrai saputo bene usare dell'oggi.
Pensa che mentre noi differiamo i nostri compiti, intanto la vita
trascorre. Tutto è esteriore a noi, o Lucilio, solo il tempo è
veramente nostro. La natura ci ha dato il possesso di questa sola cosa
fuggente e instabile: ma ognuno che voglia ce la può togliere. E tanta
è la stoltezza dei mortali che volentieri accettano che venga messo
loro in conto l'acquisto di cose anche piccole senza alcun valore e
sempre compensabili, e viceversa nessuno si sente in debito
se ha preso ad altri il tempo, cioè quel valore che anche chi Senta
tutta la riconoscenza non è in grado di restituire. Forse sorge in te
la domanda come mi comporti io che dò a te questi precetti. Ebbene ti
confesso con perfetta sincerità: avviene a me come ad un uomo amante
della lussuosa larghezza che però non perde in questo amore un suo
senso dei giusti valori e perciò si rende ragione delle spese fatte:
non posso dire di non perder nulla, ma posso sempre dire che cosa,
perché e come perda, mi rendo conto insomma delle cause della mia
povertà. Accade a me come alla maggior parte di coloro che sono caduti
in miseria senza loro colpa: tutti sono pronti a compatirli, nessuno a
soccorrerli. Che diremo dunque per concludere? Diremo questo: che io non
considero povero un uomo al quale avanzi qualche piccola cosa, perché
se ha senso di moderazione anche il poco gli basta: però trovo meglio
che tu custodisca il tuo e cominci a fare questo in tempo utile; poiché
la parsimonia in ritardo, i nostri maggiori erano di questo avviso, va
a fondo: e giù nel fondo rimane non solo il meno ma anche il peggio.
Addio. [Seneca, Lettera I a Lucilio]
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